di Pietro Pagliardini
L’architettura moderna prodotta dallo star system dell’architettura, e dagli emuli di provincia, distrugge l’identità delle città, le omogeneizza, le rende tutte eguali l’una all’altra.
Le città perdono, con pochi interventi mirati, quel patrimonio di cultura accumulato nel corso dei secoli. Il tutto in nome della modernità: ma la modernità non ci dice niente sulla forma che essa dovrà assumere.
Modernità significa rispondere ai bisogni della società contemporanea, significa ad esempio, che se una città ha bisogno di collegamenti veloci si devono fare collegamenti veloci, se ha bisogno di un centro per la cultura giovanile, si deve fare un centro per la cultura giovanile, ma non ci dice nulla sulla forma che queste opere dovranno assumere. Chi l’ha detto che il collegamento deve essere una monorotaia che passa sopra una città e chi l’ha detto che il centro per la cultura deve essere una forma ameboide di metallo e vetro? L’architettura non è un abito che cambia con le stagioni e le sfilate di moda, non risponde al bisogno di cambiamento che nasce dalla necessità di vendere sempre nuovi prodotti e alimentare il mercato; e la città non è un negozio che deve cambiare sempre per reggere il confronto del mercato.
In una società matura inserita nel mercato globale l’identità culturale di ogni popolo, di ogni nazione, di ogni città deve essere salvaguardata, non fosse altro perché è un valore economico, tanto maggiore quanto più grande e nobile è la sua identità.
Su Wikipedia, per restare nel mondo di Internet, alla voce identità c’è scritto:
In sociologia, nelle scienze etno-antropologiche e nelle altre scienze sociali il concetto di identità riguarda, per un verso, il modo in cui l’individuo considera e costruisce sé stesso come membro di determinati gruppi sociali: nazione, classe sociale, livello culturale, etnia, genere, professione e così via; e, per l’altro, il modo in cui le norme di questi gruppi consentono a ciascun individuo di pensarsi, muoversi, collocarsi e relazionarsi rispetto a sé stesso, agli altri, al gruppo a cui afferisce ed ai gruppi esterni intesi, percepiti e classificati come alterità.
Se questo è vero, è vero sempre, è vero anche oggi a meno che non si pensi davvero che l’uomo “contemporaneo” sia antropologicamente diverso da quello di cent’anni fa. Quando appare diverso è solo perché condizionato dai modelli culturali inoculati dai media.
Dunque l’identità ha un valore fortemente positivo perché favorisce l’integrazione dell’individuo nel gruppo anche se, portata agli eccessi, se le identità etniche diventano troppo forti, può portare allo scontro tra diverse identità. Ma questo ci dice molto anche su come l’architettura e l’urbanistica possono favorire, chiamiamola così, l’identità buona, quella che integra e accoglie, quella che aiuta l’individuo a sentirsi sicuro all’interno del proprio ambiente senza per questo temere altre identità. Ad esempio una città separata in quartieri caratterizzati ciascuno da una nazionalità diversa è una città che non comunica, in cui ognuno vive chiuso nella propria zona. E’ la fine della città europea e certamente la fine di quella italiana. Ma la fine della città europea è segnata anche da organismi edilizi ad essa estranei che nulla hanno a che fare con la tradizione architettonica, che creano una “rupture” nell’ambiente dell’uomo.
Le rivolte delle banlieue dovrebbero fare riflettere perché sono un esempio di scuola: luogo della divisione e dell’emarginazione sociale e di un ambiente urbano disumanizzante perché privo di qualsiasi identità cosicchè i suoi residenti non appartengono a nessun gruppo sociale, né a quello di origine né a quello di adozione.
L'identità di una città significa dunque che quella città deve informare, comunicare i propri segni distintivi a chi vi abita; deve dire loro: "Io sono la tua città e non un'altra, tu sei nel luogo giusto perchè mi riconosci, perchè mi sono identificata, perchè tra quello che hai visto nel centro storico e quello che vedi qui, in periferia, non c'è molta differenza, hai visto segni omogenei anche se con alcune variazioni; stai tranquillo, non ti sei perso". E quando gli abitanti di una città vanno a visitarne un'altra, questa dirà loro: "Hai visto come sono bella? diversa dalla tua città ma ugualmente bella. E' bello conoscere città diverse, come è bello conoscere persone diverse. Pensa che noia se tu incontrassi persone tutte uguali!"
19 marzo 2008
IDENTITA' E MODERNITA'
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