Al momento della scelta dell'indirizzo di questo blog, dopo una serie di tentativi a vuoto alla ricerca di un nome semplice e pertinente, la sorpresa: "regola" era libero! L'architettura è oppressa da leggi e regolamenti, i termini più altisonanti della "creativa" cultura architettonica erano già occupati ma una parolina così semplice e antica e comprensibile da tutti, cioè "regola", era libera!
Questo blog parla appunto di "regole" contro la sregolatezza architettonica.


1 agosto 2008

GRADEVOLEZZA

Giulio Rupi

In questo blog (e ultimamente anche su Archiwatch) ricorre spesso il dibattito su quanta influenza possano o debbano esercitare i cittadini sul progetto della città.

Allora sgombriamo subito il campo dallo spinoso tema della partecipazione al progetto.

Qualsiasi progetto è preceduto dall’analisi delle esigenze, dell’uso a cui è destinato: l’ascolto di queste esigenze, da sempre uno dei fondamenti del progetto (l’Utilitas vitruviana) diviene forma grottesca di partecipazione quando si pretende che il cittadino possa avere gli strumenti tecnici e specialistici per compiere il passaggio tra l’espressione delle esigenze e la sua traduzione in forme dello spazio fisico.

Ma dato che Vitruvio parla anche di Venustas il vero problema è se il cittadino, fruitore finale dell’opera progettata, possa avere voce in capitolo sulla scelta della Venustas tra opere di pari Utilitas e di pari Firmitas.

E qui, tanto per chiarire le cose fin dall’inizio, la risposta del sottoscritto è un convinto “Sì!”.

Per spiegare questa posizione propongo di passare dal latino di Vitruvio all’italiano dell’uso comune e di utilizzare un termine di larga diffusione posto a titolo di questo scritto: la GRADEVOLEZZA (un termine diffuso ma non nei circoli dell’Architettura; sarei curioso di chiedere a un neolaureato di questa disciplina quante volte in 5 anni di studi ha sentito uno dei suoi docenti adoperare questo termine).

Gradevolezza è un termine che aggira il concetto, più altero e controverso, di Bellezza, sdrammatizza la disputa sull’Architettura e consente alla gente di entrare nel recinto impenetrabile di questa disciplina, perché è un termine che si relaziona all’istinto più che all’intelletto, alla sensazione più che all’elaborazione culturale.

Qui il nostro stereotipo interlocutore modernista sobbalza per l’ennesima volta sulla sedia (sedia ormai in procinto di sfondarsi) e grida: “Ma “L’urlo” di Munch è un capolavoro e non è certo gradevole! Ma i quadri di Pollock sono dei capolavori e non si può pretendere che la gente li consideri gradevoli!

E qui vale rifarsi alle consuete argomentazione e ribadire che:

1 – L’Architettura è una disciplina che crea spazi in cui la gente è costretta a vivere, pertanto non può prescindere dalla reazione dei propri fruitori, così come la scienza medica che stabilisce protocolli di cura, non può prescindere dagli esiti di queste cure sui malati.

2 – Non è corretto sostenere che queste reazioni non hanno alcuna validità oggettiva e pertanto vanno sostituite da giurie di esperti, perché invece le grandi opere del passato sono oggettivamente apprezzate tanto dai colti quanto dalle masse incolte, così come le orrende periferie del presente sono oggettivamente disprezzate tanto dall’elite accademica dei colti quanto dalla moltitudine degli ignoranti (che talvolta esprimono tale disaffezione dando fuoco a tutto).

3 – Ne deriva che il valore della Gradevolezza (cioè di una Venustas che abbia in più anche la qualità di essere apprezzata anche dal pubblico dei non esperti) è un valore necessario da sempre per la disciplina del costruire gli edifici e le città e pertanto il vaglio finale di un pubblico largo è la via più sicura perché tra progetti diversi, ugualmente validi sotto gli altri aspetti, si scelga quello che meglio si adatterà al carattere del luogo, alle aspettative dei cittadini, all’inserimento e alla convivenza con la città.

4 – Pur se, come sempre, si deve continuare a premettere che qui si parla di Architettura come disciplina del costruire (è quella che ci interessa) e non come opera d’Arte (quella la lasciamo alle Archistar) il termine Gradevolezza non indica qualcosa di alternativo al livello artistico di un’opera, ma solo un diverso livello di fruizione (quello stesso che vale per la fruizione colta o turistica delle grandi opere del passato).

La divaricazione tra questi due livelli ha avuto conseguenze tragiche per l’Architettura, rispetto alle altre discipline. Così si è finito con il confondere il tutto (appunto la disciplina generalizzata del costruire) con la sua millesima parte (le opere del circuito delle Archistar, delle riviste e delle Università di Architettura).

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Ben vengano dunque i referendum tramite i quali i cittadini potranno giudicare sulla GRADEVOLEZZA di un progetto che, una volta realizzato, avrà un impatto notevole sulla qualità della vita futura loro, dei loro figli e probabilmente anche dei loro nipoti.

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