di Giulio Rupi
Da più di un secolo abbiamo domandato alle Archistar perché si dovevano costruire per la gente edifici e tessuti urbani che non piacevano alla gente, che se fossero stati sottoposti a referendum preventivo mai avrebbero ottenuto l’approvazione delle moltitudini, edifici e periferie che, una volta abitati, hanno ottenuto la repulsa dei loro fruitori, testimoniata da abbandono, degrado e addirittura da rivolte violente.
Da più di un secolo ci hanno dato la solita risposta: “Anche la musica dodecafonica, anche l’arte astratta di Pollock, anche il cubismo di Picasso al loro apparire hanno raccolto il disorientamento del pubblico. L’Ar(chitetto)tista non deve curarsi della reazione del pubblico perché non è dal pubblico che deve essere giudicato”.
Da più di un secolo abbiamo inutilmente risposto così.
Prima parte della risposta:
“Chi vuole può acquistare un quadro di Picasso o di Pollock e attaccarselo alla parete del soggiorno. Chi vuole può comprarsi un disco di Luigi Nono e ascoltarselo in casa sua, ma se costruisco un pezzo di città, se costruisco degli edifici, i cittadini ne devono usufruire per forza, non per libera scelta.”
Seconda parte della risposta:
“Picasso dipingeva donne asimmetriche, ma poi andava a letto con donne simmetriche (e esteticamente apprezzabili dalla stragrande parte dei cittadini anche incolti).” “Ovvio, si controafferma, una cosa è la fruizione dell’opera d’arte, guidata dall’intelletto, una cosa è il rapporto carnale tra maschio e femmina, guidato dall’istinto!” E noi: “Il rapporto tra l’uomo e il suo ambiente, tra l’uomo e la sua città, è diverso da quello intellettuale della fruizione di un’opera d’Arte! Quel rapporto ha una forte componente istintiva, carnale, antropologica! Per questo le masse dei turisti, sia quelli colti sia quelli incolti, sono ugualmente attratte e affascinate dai medesimi monumenti, nelle città storiche di tutto il mondo!”
Conclusione del ragionamento:
E dunque l’Architettura e l’Urbanistica sono attività umane che, per il loro impatto “carnale”, “istintivo” su tutti noi, hanno una valenza sociale talmente forte, da dover essere forzatamente sottoposte al giudizio di “gradevolezza” della gente comune!”
20 aprile 2008
L'ARCHITETTURA E LA GENTE
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