Al momento della scelta dell'indirizzo di questo blog, dopo una serie di tentativi a vuoto alla ricerca di un nome semplice e pertinente, la sorpresa: "regola" era libero! L'architettura è oppressa da leggi e regolamenti, i termini più altisonanti della "creativa" cultura architettonica erano già occupati ma una parolina così semplice e antica e comprensibile da tutti, cioè "regola", era libera!
Questo blog parla appunto di "regole" contro la sregolatezza architettonica.


18 aprile 2008

13 Principi per il Buon Progetto Urbano
Della Princep’s Foundation

Luogo:
Il progetto che rispetta il carattere complesso del luogo e tiene in considerazione la sua storia, la sua geologia, le relazioni dei trasporti e il suo paesaggio naturale
Spazio pubblico:
Un riconoscimento che il progetto delle aree pubbliche, compresi l’arredo urbano, la segnaletica e l’illuminazione, è importante tanto quanto il progetto degli spazi privati, e dovrà essere progettato come parte di un insieme armonioso
Permeabilità:
Il disegno urbano in cui gli isolati di edifici sono pienamente permeati da una maglia di strade interconnessa
Gerarchia:
Una chiaro e leggibile sistema di classificazione che riconosce una gerarchia tra i tipi di edifici o di strade e le loro singole parti in relazione con l’insieme
Longevità:
Il progetto che crea strade ed edifici che faranno fronte ad una varietà di utilizzazioni durante l’arco della loro vita
Valore:
Il disegno che crea un utile valutabile in termini economici, sociali e ambientali
Scala:
Città ed edifici che, a qualsiasi scala, sono in relazione con le proporzioni dell’uomo
Armonia:
Il progetto che suona la sua personale “nota” e malgrado ciò si armonizza con l’ambiente locale e naturale
Recinto:
Il progetto che stabilisce una chiara distinzione tra la città e la campagna, tra lo spazio pubblico e privato, incoraggiando in tal modo attività appropriate all’interno di ciascuna
Materiali:
Il progetto che usa materiali che siano, dovunque possibile, autoctoni, che siano in naturale armonia con il paesaggio, e che siano selezionati con attenzione per garantire che essi migliorino il loro aspetto con il tempo e con il degrado dovuto alle condizioni atmosferiche
Decorazione:
Il progetto la cui decorazione non solo innalzi la qualità e la bellezza di un edificio ma aiuti a generare valori emozionali e personali, e relazioni culturali
Fattura artigianale:
La cura e l’attenzione con cui è costruito un edificio premia sia l’autore che l’utilizzatore e ne rende probabile la conservazione e il valore per le future generazioni
Comunità:
Il coinvolgimento delle comunità locali, fin dall’inizio accuratamente favorito, allo scopo di creare luoghi che ne ricavino un’influenza positiva, che venga incontro alle necessità, ai desideri e alle aspirazioni della gente, e produca orgoglio civico.
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Brevi considerazioni
Non si può non apprezzare di questi principi la filosofia che li sottende:
• uno spirito di grande attenzione e aderenza alla realtà dei luoghi e dei cittadini; il progetto nasce come servizio alla comunità e in quanto tale deve rispondere a tutta una serie di requisiti che questa ritiene prioritari; luoghi e comunità civile sono i due capisaldi del progetto;
• il porsi nei confronti del progetto con un atteggiamento di umiltà e modestia, consapevoli che ogni edificio è un segno che rimane nell’ambiente e che influenza i comportamenti e la vita degli individui e della comunità;
• il progettista diventa perciò colui che propone, razionalizza, analizza la realtà, naturale e artificiale, e i bisogni e i desideri degli individui singoli e della comunità nel suo complesso, esprimendosi poi con le sue conoscenze nella redazione del progetto;
• queste regole danno sostanza all’affermazione del valore civico dell’architettura perché gli edifici appartengono alla comunità perché tutti i cittadini ne usufruiscono, volenti o nolenti, e dunque tutti hanno il diritto di esprimersi su di essi.
Questi principi sono l’esatto opposto della fantomatica “cultura del progetto” di cui si parla nelle riviste dell’editoria di regime (mediatico) che non ha sostanza culturale ma serve solo a giustificare forme astratte avulse dall’ambiente naturale e urbano, oggetti di puro design, in cui ciò che conta è lo smisurato e paradossale egocentrismo dell’architetto che pretende di essere il portatore di verità, figura messianica estranea perciò ad ogni giudizio che non sia quello adulatorio e osannante della critica ufficiale.
Giova inoltre osservare che da questi principi non discende automaticamente uno stile, un canone architettonico univoco; sono appunto principi generali, criteri minimi, ma essenziali, di impostazione dell’approccio al progetto che può sostanziarsi in forme diverse.
Tuttavia è assolutamente evidente che il decostruttivismo architettonico per certo non risponde a nessuno dei 13 principi, anzi è ad essi antitetico per scelta e per definizione.
Pietro Pagliardini

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