di Angelo Gueli
A questo punto mi sembra opportuno introdurre alcuni argomenti più “scientifici” per favorire la comprensione del Sustainable Urbanism.
Alla fine del 2006 la Prince’s Foundation for the Built Environment commissionò una ricerca sul territorio per rispondere fondamentalmente a due interrogativi: il primo relativo alla definizione delle caratteristiche fisiche che contraddistinguono gli interventi di Sustainable Urbanism in U.K., il secondo inerente gli aspetti economici degli interventi di S.U. anche in rapporto alle altre forme di urbanizzazione.
Ecco di seguito riportati i 12 punti che definiscono caratteristiche e qualità del Sustainable Urbanism secondo la succitata ricerca:
Mixed Use: ovvero schemi urbani a predominanza residenziale che integrano destinazioni commerciali, terziarie e publiche.
Mixed Tenure: popolazione residente mista in termini di gruppi sociali, etnici, culturali e occupazionali.
Architectural Quality: l’architettura del quartiere rispondente ad alti standard qualitativi e congrua al contesto nello stile, nella scala e nella scelta dei materiali.
Mixed Housing Type: un largo spettro di scelta per le tipologie abitative in modo tale da incoraggiare la stabilità della comunità: quando la famiglia cresce o decresce è possibile trovare tipologie di alloggio rispondenti alle proprie necessita all’interno dello stesso quartiere.
Well connected to public transport: rete di trasporti pubblici sviluppata in modo da incoraggiare l’uso della bicicletta e gli spostamenti a piedi.
Walkable neighbourhoods: comunità che abbiano attività commerciali al dettaglio raggiungibili a piedi, e viabilità strutturata in modo tale da permettere vari itinerari sia pedonali che carrabili.

High quality Urbanism that creates definible streets: disposizioni viarie e urbanistiche che creino gerarchia riconoscibili all’interno del tessuto urbano, sia per tipologie che per usi e densità.
Robust, adaptable urban Form: disposizione urbana solida e al contempo adattabile attraverso una griglia permeabile di strade che eviti i cul-de-sac ed incoraggi percorsi alternativi e la conseguente frammentazione del traffico veicolare.
Relatively high net densities: densità urbana di edificazione relativamente alta che consenta di sostenere economicamente le zone ad uso misto.
Well integrated open space: spazi aperti ben integrati, facilmente raggiungibili e che abbiano una chiara tipologia d’uso. Di conseguenza regimi di mantenimento economico di lungo termine in modo da ammortizzare il costo.

Sustanable Buildings: attenzione alla sostenibilità ambientale degli edifici.
Urban form should support a large range ofv Work/Lifestile Choices: la disposizione urbana in grado di sostenere la più vasta gamma di scelte lavorative e di stili di vita, che faciliti lo sviluppo di attività economiche e lavorative anche attraverso l’home working.
Il “rapporto” si concentra anche su alcuni punti specifici, facendo un parallelo con altre realtà urbanistiche. Per aumentare l’attendibilità della ricerca, i suoi relatori hanno preso in considerazione esempi di quartieri dimensionalmente simili e collocati all’interno della stessa città; così nel caso di Poundbury, che ricordo si tratta di un quartiere, sono state individuate altre due aree, sempre all’interno di Dorchester, ad esso paragonabili. La prima è un’area tipica del centro cittadino ovvero un’area storicizzata. la seconda è come Poundbury un’area periferica, ma di recente costruzione, con le caratteristiche della tipica periferia inglese di fine secolo.
Riporto solo alcuni dati essenziali del confronto; come già detto chiunque volesse approfondire l’argomento può farlo scaricando direttamente da internet il rapporto in originale.
È interessante osservare i dati del confronto tra i regimi dei suoli: nell’insediamento storico la stragrande maggioranza della risorsa suolo è di proprietà privata, 48% giardini privati e 20% abitazioni, limitando quindi lo spazio dedicato a viabilità (strade, piazze, passaggi pedonali), verde pubblico e parcheggi pubblici. A Poundbury questi rapporti vengono ribaltati: solo il 20% del suolo è occupato da giardini privati, ma anche il suolo occupato dalle abitazioni scende al 13% pur mantenendo un numero di unità abitative analogo. Ciò accade per la marcata differenza tra le densità dei vari quartieri, che nel caso della periferia standard è ancora più bassa, con un’alta percentuale di suoli occupati dalle abitazioni.
Nel centro storico in pratica non esistono parcheggi (per parcheggiare si usa la sede stradale) e nell’insediamento standard i giardini privati sono in genere occupati dalle macchine, viceversa nel caso di Poundbury le auto prendono posto in cortili e garage interni agli isolati in un mix di proprietà privata e pubblica.

Note:
-Un’attenta valutazione sulle scelte urbanistiche effettuate con questa ed altre urbanizzazioni si trova su Valuing Sustanaible Urbanism edito dalla Prince’s Foundation for the Built Environment e facilmente scaricabile dal sito internet della Fondazione
- Notizie e informazioni sul “New Urbanism”, movimento di visione urbana, possono facilmente essere raccolte su http://www.cnu.org.
- I testi tra le virgolette sono tratti dalla Carta per la ricostruzione della città europea di Leon Krier.
-Per i principi del buon progetto da parte della Prince's Foundation vedi il post: I 13 principi del buon progetto
-La foro aerea di Poundbury è tratta da Virtual Earth di Microsoft
-Le foto di Poundbury sono state scattate dall’autore del post, Angelo Gueli









