Pietro Pagliardini
Stamani, leggendo su IL FOGLIO un articolo del teologo Vito Mancuso, mi ha colpito questa frase:
“L’anima contemporanea si dibatte in una morsa: sente di aver bisogno della verità, ma sente al contempo che le risposte tradizionali non funzionano, e non sa dove andare e non sa cosa fare”.
E così continua:
“I nostri giovani spesso non sanno cosa fare di sé stessi. Il cristianesimo appare loro inconsistente soprattutto per l’incapacità di rispondere al problema del male. Magari non lo sanno tematicamente, ma lo sentono”.
Ho staccato le frasi perché la prima è quella per me significativa e le altre due le ho messe per inquadrare meglio il contesto in cui la prima è inserita.
Sarà un errore un pò blasfemo, sarà una stupida esercitazione letteraria, sarò influenzato da Bauman, ma per quegli scherzi che fa il cervello non ho potuto fare a meno di leggere questi pensieri di un teologo come se fossero di un sociologo che, invece che parlare di Dio, parlasse di società e città.
Cosa proporre a quei giovani che sono confusi? Falsi idoli affascinanti quanto effimeri come le archistar o soluzioni più tradizionali, che però non funzionano (dice Mancuso).
Se avessero trovato “prima” le soluzioni tradizionali quei giovani sarebbero stati così confusi da appigliarsi a quelli?
Ma ormai che la storia è fatta, che quei giovani non hanno trovato molto e hanno davanti a sé solo falsi idoli (e se le cose sono andate così niente è possibile fare per cambiare il corso degli eventi passati), ormai che sono confusi e “non sanno cosa fare di sé stessi”, ai falsi idoli quale alternativa proporre?
Continuare con il vuoto assoluto o tornare ad una risposta tradizionale?
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7 dicembre 2008
IMPROBABILI ASSOCIAZIONI
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